Molte persone sono convinte che un lingotto d’oro possa essere venduto ovunque si compri oro. In realtà non è così semplice. Esiste una differenza sostanziale tra oro usato (come gioielli rotti o vecchi) e oro da investimento (lingotti e monete in oro puro). Questa distinzione non è solo tecnica, ma anche normativa. E sbagliare canale di vendita può significare perdere denaro o addirittura incorrere in irregolarità.
Da esperto di metalli preziosi posso dirti che la confusione nasce dal fatto che, a prima vista, tutto è “oro”. Ma dal punto di vista legale e commerciale, un lingotto da investimento non è trattato come un bracciale in 18 carati. Vediamo perché.
Oro da investimento e oro usato: differenze tecniche e normative
Il primo punto da chiarire riguarda la natura del lingotto. Un lingotto d’oro è classificato come oro da investimento, generalmente con purezza pari o superiore a 995/1000 (24 carati). È prodotto da raffinerie accreditate e spesso reca marchi riconosciuti a livello internazionale, peso certificato e numero di serie.
L’oro usato venduto nei compro oro, invece, è quasi sempre oro da gioielleria: 18 carati (750/1000), 14 carati (585/1000) o altre leghe. In questo caso il valore è legato al contenuto effettivo di oro puro e al peso, non al prodotto finito.
Dal punto di vista normativo, in Italia la compravendita di oro da investimento è regolamentata in modo diverso rispetto all’oro usato. Non tutti gli operatori possono legalmente trattare lingotti.
I compro oro sono autorizzati principalmente all’acquisto di oggetti preziosi usati. La compravendita professionale di oro da investimento è invece riservata a soggetti iscritti in specifici elenchi presso le autorità competenti e che rispettano requisiti più stringenti in materia di tracciabilità, antiriciclaggio e segnalazione delle operazioni.
Questo significa che un compro oro tradizionale potrebbe non essere autorizzato ad acquistare un lingotto certificato come oro da investimento.
Perché non puoi (o non dovresti) vendere un lingotto in un compro oro
Ci sono tre motivi principali: normativo, fiscale e commerciale.
1. Motivo normativo
La normativa italiana distingue tra “operatori professionali in oro” e semplici esercizi di compro oro. Gli operatori professionali devono essere iscritti presso gli organismi previsti dalla legge e rispettare obblighi precisi di registrazione e comunicazione.
Un compro oro non iscritto come operatore professionale potrebbe non poter acquistare oro da investimento in forma di lingotti. In questi casi l’operazione sarebbe irregolare o comunque non conforme alle regole previste.
2. Motivo fiscale
L’oro da investimento gode di un regime fiscale particolare. In determinate condizioni è esente da IVA. Inoltre, in caso di rivendita con plusvalenza, possono sorgere obblighi fiscali per il venditore.
Un operatore specializzato è in grado di fornire documentazione adeguata e tracciare correttamente la transazione. Un compro oro generico potrebbe non essere strutturato per gestire correttamente questi aspetti.
3. Motivo economico
Il punto forse più importante riguarda il prezzo. Un lingotto certificato ha un valore che segue quasi direttamente la quotazione internazionale dell’oro (fixing). Il margine applicato dagli operatori professionali è generalmente contenuto.
Un compro oro, invece, è strutturato per acquistare oro usato destinato alla fusione. Se accettasse un lingotto, potrebbe trattarlo come semplice oro da fondere, applicando uno sconto significativo rispetto alla quotazione piena. Questo comporterebbe una perdita economica per il venditore.
Dove si possono vendere correttamente i lingotti d’oro
I lingotti devono essere venduti a operatori professionali specializzati nella compravendita di oro da investimento. Questi soggetti:
– sono iscritti negli elenchi previsti dalla normativa;
– operano con tracciabilità completa;
– riconoscono il valore in base al peso certificato e alla purezza;
– applicano spread trasparenti rispetto alla quotazione ufficiale.
In presenza di lingotti con certificato di raffineria accreditata (ad esempio con marchio riconosciuto a livello internazionale), la vendita è generalmente più semplice e il prezzo più competitivo.
Se il lingotto è ancora sigillato nel blister originale con certificato, il valore è pienamente riconosciuto. Se invece è stato rimosso dal confezionamento o presenta danni, l’operatore potrebbe richiedere verifiche aggiuntive.
Cosa succede se provi comunque a venderlo in un compro oro
In pratica possono verificarsi tre scenari:
Il compro oro rifiuta l’acquisto perché non autorizzato.
Lo acquista ma lo valuta come oro da fusione, applicando uno sconto rilevante.
Lo indirizza verso un operatore professionale.
Nel secondo caso il rischio è evidente: perdere una parte significativa del valore reale del lingotto.
Un lingotto da 100 grammi in oro 999,9 segue direttamente il prezzo dell’oro puro. Se la quotazione fosse, ad esempio, 60 euro al grammo, il valore teorico sarebbe 6.000 euro. Una valutazione come semplice oro usato potrebbe scendere sensibilmente sotto questa cifra.
L’importanza della certificazione e della tracciabilità
Ogni lingotto da investimento dovrebbe avere:
– marchio della raffineria;
– titolo (995 o 999,9);
– peso espresso in grammi;
– numero di serie (nei formati più grandi);
– certificato di autenticità.
La certificazione garantisce autenticità e facilita la rivendita. Senza documentazione, l’operatore potrebbe richiedere analisi aggiuntive (ad esempio con spettrometro XRF) per verificare purezza e composizione.
La tracciabilità è fondamentale anche per motivi di antiriciclaggio. Le operazioni di compravendita di metalli preziosi sono soggette a registrazione e identificazione del cliente.
Lingotti piccoli e grandi: cambia qualcosa?
Esistono lingotti di diverse pezzature: 1 grammo, 5 grammi, 10 grammi, 20 grammi, 50 grammi, 100 grammi, 250 grammi, 500 grammi, 1 chilogrammo.
Dal punto di vista normativo, la distinzione non cambia: si tratta sempre di oro da investimento. Tuttavia, dal punto di vista commerciale, lingotti di piccola pezzatura hanno spesso uno spread più elevato rispetto ai lingotti grandi.
In fase di vendita, la differenza tra prezzo spot e prezzo effettivo può variare a seconda della domanda di mercato e delle condizioni dell’operatore.
Meglio vendere o conservare?
La decisione dipende da vari fattori:
– esigenze di liquidità;
– andamento del prezzo dell’oro;
– strategia patrimoniale personale.
L’oro è considerato un bene rifugio e storicamente tende a proteggere il potere d’acquisto nel lungo periodo. Tuttavia, non genera reddito e il suo valore può oscillare nel breve termine.
Prima di vendere un lingotto è consigliabile verificare la quotazione aggiornata e confrontare più operatori professionali.
FAQ – Domande frequenti sui lingotti d’oro
Posso vendere un lingotto in qualsiasi compro oro?
No. Non tutti i compro oro sono autorizzati a trattare oro da investimento. È necessario rivolgersi a operatori professionali specializzati.
Il lingotto è esente da IVA?
L’oro da investimento, in determinate condizioni, beneficia di un regime fiscale specifico che può prevedere l’esenzione IVA.
Quanto vale un lingotto da 100 grammi?
Dipende dalla quotazione dell’oro puro al momento della vendita. Il valore si calcola moltiplicando il peso per il prezzo al grammo, al netto dello spread applicato dall’operatore.
Serve il certificato per vendere un lingotto?
Non è sempre obbligatorio, ma facilita la vendita e garantisce una valutazione più precisa.
Meglio vendere online o in sede fisica?
Entrambe le opzioni possono essere valide, purché l’operatore sia autorizzato e trasparente nelle condizioni economiche.
I lingotti d’oro non sono semplici oggetti preziosi: sono strumenti finanziari regolamentati. Conoscere le differenze tra oro usato e oro da investimento significa evitare errori costosi e tutelare il proprio patrimonio. Prima di vendere, informarsi e scegliere l’operatore corretto è la decisione più prudente e consapevole.

Paolo Rebutti è un esperto di gemme e pietre preziose con anni di esperienza nel settore della gemmologia e della valutazione di minerali rari. Nel corso della sua carriera ha collaborato con laboratori, gioiellerie e collezionisti, distinguendosi per precisione, rigore scientifico e grande capacità divulgativa. È professore presso l’Università di Messina, dove insegna discipline legate alla gemmologia e alla mineralogia, formando nuove generazioni di professionisti con un approccio pratico e appassionato. La sua competenza unisce ricerca accademica ed esperienza sul campo, rendendolo un punto di riferimento nel mondo delle pietre preziose.
